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Startup innovative: cos’è il Work for Equity?

Lavorare in cambio di quote o azioni di una società: ecco come riassumere il concetto di Work for Equity, una forma di remunerazione che le startup adottano sempre più spesso. Luca Rossi, avvocato e mentor di SkillforEquity ci racconta cos’è e come funziona.

Questo strumento viene utilizzato per incentivare e remunerare diverse figure presenti in azienda, dagli amministratori ai dipendenti, fino ai consulenti ed esperti coinvolti nello svolgimento di attività specialistiche. Una nuova opportunità che permette alle startup di collaborare con risorse spesso di grande esperienza in cambio di una quota di partecipazione nel capitale sociale dell’azienda.

Una startup all’inizio del suo percorso, spesso non può permettersi di remunerare risorse con competenze altamente qualificate. Questo strumento, grazie agli incentivi fiscali, riesce a sopperire a queste problematiche e ad assicurare che all’interno del team ci siano competenze di spessore.
In legalese, il Work for Equity indica quelle situazioni in cui la prestazione lavorativa o professionale, che è stata o sarà prestata a favore di una società, viene remunerata mediante l’assegnazione di quote, azioni, strumenti finanziari partecipativi o diritti aventi ad oggetto l’acquisizione degli stessi. Questo strumento era già presente all’interno del nostro ordinamento prima ancora che entrassero in vigore le norme sulle startup innovative, che ne hanno incentivato l’utilizzo.

“Il Work for Equity rinviene il proprio fondamento normativo nel codice civile, nella disciplina del conferimento d’opera e del conferimento di credito, e generalmente viene attuato tramite il riconoscimento di un diritto di opzione alla sottoscrizione di una quota societaria a seguito di un’operazione di aumento di capitale. Questo strumento è stato incentivato dalla normativa sulle startup e prevede che le quote oggetto di Work for Equity non siano tassabili
ai fini fiscali fino a quando il professionista non decide di cederle, ricavandone un guadagno detto “capital gain”, ovvero la differenza tra il valore a cui viene ceduta la quota e il valore nominale – afferma Luca Rossi – L’ acquisizione delle quote si può attuare tramite degli aumenti di capitale e può essere prevista in un determinato momento, ovvero, al raggiungimento di determinati KPI sia aziendali (es. ottenimento di un round d’investimento) o personale (es.conclusione accordo commerciale)”.

Il Work for Equity è una prassi consolidata nei paesi anglossasoni. In Italia è uno strumento che possiede un alto potenziale, ma che purtroppo non viene adeguatamente utilizzato. SkillforEquity nasce con l’obiettivo di coinvolgere professionisti di diversi ambiti, vicini al settore dell’innovazione, che mettono a disposizione le loro competenze, ricoprendo la figura di mentor, in cambio di una partecipazione al capitale dell’azienda. E’ uno strumento che è stato agevolato dalla recente normativa delle startup innovative; alcune startup italiane iniziano ad adottarlo, ma purtroppo di frequente non viene formalizzato adeguatamente, in particolare nella regolamentazione dei rapporti tra le parti.

Il Work for Equity è senza dubbio un’opportunità, soprattutto per le startup ma anche per persone con competenze specialistiche, perchè permette di tutelare entrambi gli attori e le relative posizioni all’interno dell’azienda stessa. Le startup ad alto potenziale, pur possedendo un capitale ridotto, hanno la possibilità di accedere più facilmente a network di investitori ed essere più credibili anche nelle trattative commerciali. Per posizionarsi in modo efficace occorrono persone con esperienza e relazioni consolidate: per questo nella fase iniziale di una startup il Work for Equity può essere una scelta vincente.

Come SkillForEquity supportiamo le parti nell’adozione di questo strumento.
Scrivici all’indirizzo info@skillforequity.com

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